Sextantio - Basilicata

Alberghi Diffusi: tourism evolution starts in Italy

Today, in Italy, the 70% of municipalities have fewer than 5,000 inhabitants. The exodus from small towns that characterized last decades created a huge amount of abandoned villages and ghost towns: the Milan Polytechnic , the University of Ascoli Piceno and the Federico II University of Naples have mapped the small towns that are threatened with extinction and the reality that bobs up is not at all comforting, especially if we consider that these centers are historically the backbone of urban and cultural Italian identity.
Despite this disheartening analysis of the situation, become chronic also for lack of infrastructure, services and job opportunities, there are important signs of change that are worth talking about.
The failure of the economic system that brought us to this bad crisis has led to important reflections not only in terms of lifestyle, but also in the way we see our country. The reduced purchasing power, the ugliness of mass services, the excess of cement and stress, the destructive power of environmental and cultural policies without vision, have led to the need and desire to reinvent ourselves.
Perhaps it is here that “Alberghi Diffusi” (Spread Hotels) were born, in the needs of a sustainable tourism model able to combine traditional Italian hospitality and the protection of local resources, transforming small forgotten villages in places of unforgettable holiday’s experience.
Giancarlo Dall’Ara, the creator of this project and President of the A.D. Association, says: “While in other countries, tourism is hotel based (…) in Italy is thankfully something else, because a trip here is an important episode in life, a training of intellect and taste, it is education. Tourism here is not an industry, it is a matter of culture.”
Officially recognized by the Region of Sardinia for the first time in 1998, today we have 76 “Alberghi Diffusi” all over the country: hamlets very different one from another but managed according to common revolutionary rules. No more concrete, nor vertical projections or boundaries: existing (and often abandoned) houses are restored in full compliance with local architectural aesthetics and made suitable for hospitality, a central reception for guests and a restaurant are chosen, tourist activities that will lead to the discovery of local resources are organized. No more hotel rooms, but homes. No more apartment buildings in which to sleep but villages where living with the comfort of hotel services.
A life experience thanks to which it’s possible to enter into relationships with residents (who become neighbors for some time) and in which to get in touch with a different way of life, tied to local products, agriculture, homemade flavors, handicrafts , folklore and simple rhythms. A tourism proposal with no seasonal limits and crowding, a temporary community to join to find well-being, authenticity and privacy, an experience from which to draw inspiration in this complicated but rich collective moment of transition.
We invite you to discover the network of “Alberghi Diffusi” in Italy, their tourist offer and the history of territorial protection that has brought them to success and excellence. Here some links:

www.albergodiffuso.com
www.alberghidiffusi.it

For more information and details about locations, prices and opportunities, write to: info@alberghidiffusi.it


[Versione italiana]
Alberghi Diffusi: l’evoluzione del turismo parte dall’Italia

Oggi in Italia il 70% dei Comuni conta meno di 5.000 abitanti. La diaspora dai piccoli centri che ha caratterizzato i decenni scorsi ha creato una quantità enorme di borghi dismessi e paesi fantasma: il Politecnico di Milano, l’università di Ascoli Piceno e la Federico II di Napoli hanno mappato i paesi che rischiano l’estinzione e la realtà che ne risulta non è affatto confortante, soprattutto se si considera che questi centri rappresentano storicamente l’ossatura dell’identità urbana e culturale italiana.
Nonostante quest’analisi sconfortante, cronicizzata dall’assenza di infrastrutture, servizi e lavoro, esistono segnali di cambiamento importanti di cui vale la pena parlare.
Il fallimento del sistema economico che ci ha portato a questa grave crisi ha indotto a ripensamenti importanti non solo per quanto riguarda lo stile di vita, ma anche il modo di vedere il territorio. Il ridotto potere d’acquisto, la bruttezza dei servizi di massa, l’eccesso di cemento e frenesia, la portata distruttiva di una politica ambientale e culturale totalmente priva di visione ci hanno condotto alla necessità e al desiderio di reinventarci.
Forse è da qui che sono nati gli Alberghi Diffusi, un modello di turismo sostenibile che unisce la tradizionale ospitalità italiana alla tutela delle risorse del territorio, trasformando piccoli borghi dimenticati in luoghi di indimenticabile accoglienza.
Dice Giancarlo Dall’Ara, ideatore del progetto e Presidente dell’Associazione A.D.I.: “Mentre in altri paesi il turismo è un fatto alberghiero (…) in Italia è fortunatamente un’altra cosa, poiché il viaggio qui è un episodio nella vita di chi lo compie, una formazione dell’intelletto e del gusto, è educazione. Turismo da noi non è un’industria, è un fatto di cultura”.
Riconosciuti per la prima volta ufficialmente dalla Regione Sardegna nel 1998, oggi gli Alberghi Diffusi sono 76 su tutto il territorio nazionale: paesi molto diversi tra loro ma gestiti secondo regole comuni a dir poco rivoluzionarie. Niente più cemento né proiezioni verticali né confini: si ristrutturano gli edifici esistenti (e spesso abbandonati) nel totale rispetto dell’estetica architettonica locale e li si rende adatti all’ospitalità. Si individuano una reception centrale per il ricevimento degli ospiti e un ristorante, si scelgono le case intorno da destinare ai turisti e si offrono attività ricreative che portino alla scoperta e alla valorizzazione delle risorse del territorio. Niente più stanze d’albergo, ma case. Niente più palazzoni in cui dormire ma paesi dove abitare senza rinunciare al comfort dei servizi alberghieri.
Un’esperienza di vita in cui si entra in relazione con i residenti (che diventano vicini di casa per qualche tempo) e in cui si sperimenta uno stile di vita nuovo, legato ai prodotti locali, all’agricoltura, ai sapori caserecci, all’artigianato, al folklore e ai ritmi semplici. Una proposta turistica esente dalla stagionalità e dall’affollamento, una comunità temporanea di cui entrare a far parte per trovare benessere, autenticità, privacy: un’esperienza dalla quale lasciarsi ispirare in questo complicato ma ricco momento di transizione collettiva.
Vi invitiamo a scoprire la rete degli Alberghi Diffusi in Italia, la loro proposta turistica e la storia di tutela territoriale che ne ha decretato il successo e l’eccellenza: ecco qui alcuni link:

www.albergodiffuso.com
www.alberghidiffusi.it

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3 comments on “Alberghi Diffusi: tourism evolution starts in Italy

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